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Pensieri, parole, opere e omissioni.
cinema
12 febbraio 2010
Se una notte di inverno un pornoattore


Scusate l’assenza, ma i mille impegni sessuali che sicuramente immaginerete mi tengono lontano dal blog. E continueranno a farlo, non lascerò certo che il genere femminile venga posto in secondo piano per uno stupido blog; a costo della vita.

 

Però a volte una sana nevicata romana, di quelle che non t’aspetti, può farti tornare a scrivere. Non ho molto da dire di questo tempo in cui non mi avete letto, se non il fatto che non mi siete mancati affatto (ma già lo sapevate, bricconcelli). Delle mie mille performance sessuali magari non ve ne parlo che mi vergogno (io? l’ho detto davvero?).

Piuttosto vi posso parlare dei motivi lavorativi che mi hanno tenuto lontano dal blog. Di quelli sì, posso parlare. Ho avuto da fare, e un mucchio. Mi hanno assoldato, conoscendo la mia abilità scrittoria, per la creazione di una sceneggiatura di un film porno. Roba seria. Attore, regista e produttore, nientepopodimenoche Rocco Siffredi. Mica cazzi. Cioè, cazzi, eccome!

 

Beh, insomma, il mio genio creativo entra all’opera. Le prime idee non sono mai buone al cento per cento, ma devono esserle entro breve, nel porno non c’è tempo da perdere. Io studio Cinema all’università, per chi non lo sapesse, quindi parto subito in quarta. Voglio dare il massimo, e il progetto è di quelli autoriali, cosa che mi permette di dare sfogo alla mia vena cinematografica.

 

Prima sceneggiatura.

 

Rocco invita Sandy nella sua vasca, piena per l’occasione di latte anziché di banale acqua. I due iniziano a massaggiarsi. Lui fa capire a lei che è molto eccitato, e che per lei ha riempito la vasca del suo sperma e non del latte come le aveva fatto credere. Lei eccitatissima ed emozionata per questo superbo regalo gliela dà e inizia la scena di sesso.

 

Obiezioni: a Rocco la trovata è piaciuta, ma 150 litri di sperma per riempire una vasca non sapeva dove prenderli. Io mi sono offerto volontario, sentendomi responsabile della creazione, ma dopo una settimana con un ritmo di 30 pippe al giorno, non avendo raggiunto neppure un litro di sperma dei 150 previsti abbiamo dovuto desistere. Urgeva una nuova sceneggiatura.

 

Seconda sceneggiatura.

 

Rocco è in montagna con Sandy. Lei dice a lui che il suo pene sarà pure grandissimo, ma non crede sia forte come l’acciaio, cosa che Rocco ama spesso ripetere per pavoneggiarsi. Lui, preso dal troppo orgoglio che lo lega al suo membro, prende tre ciocchetti di legno e li spezza ognuno in 5 parti diverse con il suo pene davanti agli occhi esterrefatti ed ora finalmente innamorati di Sandy. Rocco propone di accendere il camino che ha in casa con i ciocchetti rotti con il suo nerboruto pisello. Scena romantica in cui Rocco accende amorevolmente il fuoco, poi i due iniziano a trombare.

 

Obiezioni: a Rocco la scena piaceva, perché è davvero un vanitoso; ma tecnicamente non si poteva fare. I ciocchetti di legno erano davvero impossibili da prendere ad accettate con il di lui pisello. Serviva uno stuntman, ma non l’abbiamo trovato. Anzi: ne abbiamo trovati due, ma entrambi – nonostante fossero in grado di girare la scena – non se la sono sentita di sacrificare irreparabilmente il loro pene per 75euro di paga giornaliera e un cestino con il pranzo. Troppo poco per compromettere irrimediabilmente la loro carriera. Urgeva una terza sceneggiatura, e Rocco iniziava ad infastidirsi.

 

Terza sceneggiatura:

 

Rocco va da Sandy. Dialogo.

Rocco: “Ma sei bellissima”

Sandy: “Davvero?”

Rocco: “E che belle mani che hai”

Sandy: “Impossibile. Non vedi? Sono tutte screpolate”

Rocco: “Ma se vuoi io ho una crema speciale per le mani, proprio adatta a te”

Sandy: “Ma davvero??”

Rocco: “Certo. Ma la produco solo io, è fatta in casa. Vuoi vederla?”

Sandy: “Volentieri”

Rocco: “Ma sappi che la pomata è particolare. Senza di te non funziona. La devi agitare molto prima di potertela spalmare sulle mani. Agitare e agitare. Il tubetto di crema, da piccolo e morbido, diventerà nel giro di poco lungo e duro. Ma anche lì, la pomata non sarà ancora pronta per essere utilizzata”

Sandy: “Non capisco. Cosa dovrei fare, poi?”

Rocco: “Quello che stavi già facendo prima: continuare ad agitare. Dopo alcuni minuti, presumibilmente 5, vedrai che dal tubetto uscirà tutta la pomata per le mani di cui hai bisogno. Ora andiamo, che te la mostro”

Sandy: “O Rocco, come sei gentile. Grazie.”

 

Obiezioni: Rocco mi telefona (ero a casa, impossibilitato ad andare sul set a causa di una epocale nevicata romana) e mi dice che loro la scena l’hanno letta, ma non capiscono due cose. Innanzitutto mi chiede cosa significhi esattamente la parola presumibilmente. Glielo spiego e Rocco ringrazia. Ma poi si fa avanti con un secondo quesito: questa pomata, che roba è?

 

Mi sono licenziato, prima che lui licenziasse me.


cinema
26 gennaio 2010
Archetipi, stereotipi e un paio di cazzate.


Cosa? NO! Biancaneve e i sette nani proprio no, non lo voglio vedere. Piuttosto l’asfissia. Ma quando lo danno, stasera? Ah, no e poi no! Me l’hanno fatto vedere decine di volte da bambino, facendomi violenza, ora dico no! Ma che siamo bambini Tonino?, e su! Sì, certo: non è questo il punto, lo so. Infatti la mia è proprio una scelta estetica, e mi meraviglio di te Tonino. Ma dico: la storia cavolo, quella cosa che dovrebbe reggere il tutto, che dovrebbe governare il tutto. Ma dai, è totalmente sballata! Scusa, ragiona: ti ricordi i sette nani cosa facevano? BRAVO! Lavoravano in miniera. E cosa facevano quando uscivano? ESATTO! Fischiettavano felici e contenti.

 

Sì ma non fare quella faccia scocciata quando mi rispondi, perché mica ti obbliga nessuno a starmi a sentire…

 

Vabbè, dicevo: e te lo sei mai chiesto il perché? Vedi? Non sai rispondere! No. NO! Non la voglio buttare sul sociale; non voglio arrivare a dire che è un insulto a chi si spacca davvero la schiena in miniera. Già te l’ho detto: mi interessa la storia. Io lo so perché i nani fischiettavano allegramente nonostante le otto ore di miniera e fidati, ne avevano tutte le ragioni! Arriviamo a un punto che nessuno ricorda mai, a cui nessuno fa mai caso: in miniera i nani erano circondati da pepite grosse come albicocche. Hai capito i nani? Centinaia di gemme preziosissime. Non te lo ricordavi eh, dì la verità! E allora dico io: te regista, mi fai vedere una cosa del genere e me la fai morire lì? C’è proprio un occultamento. Nella scena successiva vediamo i nani in una casa modesta, senza particolari confort, per depistare lo spettatore. Uno si aspetterebbe un villone, qualche vaccone a far loro compagnia, e invece niente. Questi sette si ammazzano la schiena tutto il giorno e fanno una vita di merda. Possibile? E no, mio caro regista! E non mi interessa sapere la storia di Biancaneve che incontra i nani. Chissenefrega, scusa. Ora, se hai coraggio, mi fai partire una controinchiesta coi contro cazzi che mi spieghi per filo e per segno che fine fanno tutti quei diamanti! Non ne fa parola, perché c’è qualche verità sporca da celare, è chiaro. Hai capito gli americani!? Antonio, parliamoci chiaro, coi diamanti si fanno solamente tre cose: o mercato nero dei diamanti, o armi o DROGA. Punto. Ora: mercato nero dei diamanti no. Vivono lì nella foresta, troppo isolati. Improbabile. Armi neppure: altrimenti non la facevano così lunga con la storia della matrigna di Biancaneve e le piantavano subito una pallottola in mezzo agli occhi. Resta solo il narcotraffico. E poi non dimentichiamoci che quei sette lì avevano tutti delle facce un po’ strane, da chi abusa di certe sostanze.

 

Oh, ma mi ascolti?

 

E poi, scusa: li hai mai guardati bene in faccia Mammolo e Cucciolo? Sono evidentemente due tipi che hanno dei problemi, e seri. Capisci Antonio? Sono settant’anni che ci fanno passare come eroi quei sette lì. Settant’anni che mitizziamo dei narcotrafficanti, Tonino, ti rendi conto?? Altro che minatori proletari… NARCOTRAFFICANTI. Quelli hanno chissà quanti morti sulla coscienza, e noi compriamo poster e peluche con le loro facce! A tutto questo dico no! COERENZA Tonino, ci vuole coerenza in quello che si fa. Quindi stasera vedremo altro. Davano un film con Steven Segal su Italia1, Esplosione Finale. Vediamoci quello.


cinema
22 gennaio 2010
To shoot an elephant

Che poi viviamo in un Paese in cui non si perde mai occasione per ricordare e ribadire quanto siamo pessimi come popolo. Che un po’ ci piace sentircelo dire, confessiamocelo. Ogni giorno ci cibiamo, e ci fanno cibare, di classifiche dove l’Italia è sempre ultima o penultima nella graduatoria. Istruzione, criminalità, carovita, welfare. E tutte menate così. Ci facciamo tarpare le ali quotidianamente. Perché se l’Italia è una merda, in fondo, è anche colpa nostra. E ce lo dicono, pur implicitamente: se siamo l’ultimo paese in Europa in qualche settore sempre nuovo, la colpa è evidentemente anche tua. Tua. Sì, sì, parlo con te, coglioncello/a.


E quando arriviamo primi guai a dirlo, a meno che la classifica non preveda robe tipo pizza, turismo, o lamodadeimieicoglioni. Quando l’Italia eccelle in un settore, deve sempre essere al ribasso. Ché ci piacciamo così, un po’ piagnoni, con la nostra pillolina quotidiana di vergogna e frustrazione. Diciamocelo. Vero?


Ma oggi voglio fare una buona azione.

Esiste un documentario, realizzato l’anno scorso, che ha vinto premi in tutto il mondo – anche in Italia – e che è considerato il miglior documentario internazionale sull’operazione “Piombo Fuso” occorsa fra il dicembre 2008 e il gennaio 2009 in Palestina. E il documentario è di un italiano. Italianissimo.

Il regista è un tale Alberto Arce. Mai sentito, vero? Lui era lì, ed ha filmato tutto.

Tutto.

Beh, il documentario non solo è ottimamente realizzato, ma è anche rilasciato sotto licenza Creative Commons, ed è quindi liberamente scaricabile e visibile da chiunque grazie ad internet. Troppo bello per essere italiano, vero? E infatti tutti si sono guardati bene dal pubblicizzarlo come invece avrebbero dovuto.

Dunque guardatelo. Guardatelo. Riguardatelo.

E fatelo guardare. Condividete la conoscenza, condividete un'emozione.

E a chi vi chiederà cos’è, o chi è Alberto Arce, rispondete che è un italiano. Ché in Italia si fanno cose eccelse, nonostante quello che dice l’opinione pubblica perennemente demagogica e tremendamente provincialotta.

Guardatelo. E fatemi sapere. Per scaricare il film cliccate sulla locandina qui sotto e seguite le indicazioni per il download.

E buona visione.



arte
14 gennaio 2010
Operetta morale (3,4)

Metaforizzazione e successiva oggettivazione sottoforma di immagine digitale (quindi tutto tranne che oggettiva) dello stato d’animo di Vaghestelledellorsa.

Un piccolo capolavoro, insomma.

         

Consigli per l’utilizzo: non appena scovato il misterioso e mitico rebus, urlatelo ad alta voce. Potrebbe aiutare, nella risoluzione del rebus, la vicinanza di un alto prelato, del vostro capufficio, o di un vostro familiare molto violento ed estremamente religioso. In questi tre casi, la loro presenza nelle vostre vicinanze emanerebbe un’energia estremamente positiva, che andrebbe a stimolare le vostre insulse ed inutili sinapsi cerebrali permettendovi di risolvere il rebus.

E ricordate: una volta scovato il rompicapo, urlate la soluzione ad alta voce.

In bocca al lupo.

località
3 gennaio 2010
La Terza Dimensione


Avete presente la terza dimensione? Quella metafisica, intendo. Quella dell’estasi aristotelica. Niente? Vabbè, provo a spiegarla in due parole e un rutto: la terza dimensione è il luogo dove tutti i paradigmi sociali vengono decostruiti e riqualificati. Ma la cosa interessante è che – ed è questa la parte veramente pazzesca – non esiste una sola terza dimensione, ma ognuno ha la propria.

 

Per capirci: la terza dimensione è, per uno scolaro, andare interrogato alla lavagna senza sapere nulla, fare scena muta, chiedere alla professoressa di mettergli 8 e sentirsi rispondere da questa “ma certo”! Oppure, chessò, per un mendicante chiedere ad un passante di donargli 50 euro e vederseli consegnare con un sorriso a 32 denti. La terza dimensione è un posto fighissimo, mi pare chiaro.

 

Ebbene: ieri sono stato nella mia terza dimensione.

Sono andato da una ragazza, bellissima, e le ho gentilmente detto: “Ehi, bella giornata eh! Che ne dici di farci una scopata”? E lei, subito: “Effettivamente è proprio una bella giornata. E poi sì: ho una gran voglia di scopare anch’io”. E l’abbiamo fatto. Così: di punto in bianco. Dimenticatevi smancerie, appuntamenti, domande insulse sui gusti musicali, e tutte quelle menate noiosissime tipiche dei corteggiamenti. Sesso. E basta.

 

Poi, il fatto che io abbia sganciato alla dolce donzella la modica cifra di 40 euro non rende la mia terza dimensione seconda a nessun’altra. Sono e restano affari miei, mi pare chiaro. E il fatto che la dolce donzella di cui sopra fosse di origini nigeriane e che si trovasse al lato di una strada poco illuminata, riscaldata da dei pneumatici in fiamme…beh: mi paiono dettagli irrilevanti e non pertinenti. Pertanto la terza dimensione è e rimane un posto straordinario. Dovreste farci un salto anche voi, non appena ne avrete la possibilità. Il Paese dei Balocchi, a confronto, è roba da pivelli.

 

Devo tornarci spesso nella mia terza dimensione.

Mi sa che quest’estate, in ferie, andrò lì.


vita familiare
24 dicembre 2009
Auguri


Comunque a tutti Loro i miei più servili auguri per un distinto Natale ed uno spettabile anno nuovo. (cit.)

 

La premiata ditta Vaghe Stelle dell’Orsa, in ordine d’apparizione:

Michele, di cui trovate scritto qui;

Angelica, (s)comparsa atrocemente qui;

mio figlio illegittimo, di cui preferisco non parlare altrimenti la madre mi potrebbe chiedere gli alimenti;

ilCannocchiale, che non si merita neppure un link ma solo un attacco fulminante di gonorrea;

Jade, la mia arrapante e arrapata fidanzata di cui ho scritto qui;

e il mitico e insuperabile Vaghe Stelle dell’Orsa, che si è palesato per il bene di tutti voi qui.

 

Ci rileggiamo nel 2010, mezze seghe.


sentimenti
21 dicembre 2009
Jade. Ovvero del mio fidanzamento.


Questo blog ora lo legge anche la mia fidanzata. Mi dispiace, dico davvero. Non avrei mai voluto che ciò accadesse, ma è successo. La faccenda è stata spiacevole, potete immaginare: lei che mi supplica di metterci insieme, lacrime, crisi isteriche. Ho dovuto dirle di sì (amore scherzo, si fa per ridere!).

 

E comunque avrete immaginato: ora dovrò cancellare tutti i post in cui parlavo di sesso in maniera esplicita, dovrò rimuoverne altri in cui mi vantavo delle mie scopate a pagamento, ma soprattutto dovrò iniziare a parlare di cose romantiche, sdolcinate, zuccherose. Lei vuole così, e se voglio continuare a trombarmela dovrò darle retta. Il maschio della coppia sono io, intendiamoci, ma il suo essere donna include delle peculiarità piuttosto convincenti, che me la fanno assecondare come farebbe un pilota di aerei davanti alle richieste di un terrorista carico di esplosivi a bordo.

 

Quindi preparatevi: quello che segue è il mio primo post romantico.

Allora… Iniziamo.

 

C’era un cagnolino che si era smarrito. Aveva non più di due mesi. C’era anche un brutto temporale. Lui era zuppo. Ma zuppo zuppo zuppo. Zuppissimo. Poverino, vero? Era tenerissimo.

 

Oddio, no. È troppo. Amore scusami, ma era eccessiva. Ricominciamo, magari parlando d’altro. "Di figa"? A parte il fatto che si dice vagina, razza di scostumati, e poi no: erano i patti. Dunque…

 

C’era una volta un bimbo molto cicciottoso, che amava tanto la sua mamma. Un giorno decise che voleva fare un regalo alla sua mamma, perché l’amava taaaaaaanto. Decise di rompere il suo salvadanaio, e con quei soldini sarebbe andato a comprare un regalo belliiiiiiiiiiissimo per la sua adorata mamma.

 

Cazzo che noia. Così è troppo.

FIGA.

Oddio, m’è scappato.

Amore, se mi stai leggendo, giuro che non l’ho fatto apposta. È la forza dell’abitudine. Non succederà di nuovo, promesso. Riprendiamo.

 

C’era una volta un porno attore con una gran voglia di lecca-lecca. Decise quindi…

 

No, questa non è iniziata sotto i migliori auspici. Potrebbe finire come non vorrei, meglio troncarla sul nascere. È che non sono molto ferrato in storie romantiche… Facciamo così: per il momento il post romantico si limiterà ad ostentare il grande amore che mi lega a Jade. Pronti?

Jade, ti amooooooooo!

Bello, eh?


Sì, la mia ragazza si chiama Jade. Invidiosi, vero? Una con un nome così è un pezzo di gnocca per forza, lo so che lo state pensando. E avete ragione. Va bene, giusto perché siete voi, vi mostro una foto di Jade. È bellissima, ed è tutta per me. Rosicate, segaioli!

 

Lei è Jade.



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consumi
17 dicembre 2009
Steve


Tanti anni fa, aveva circa sei anni, Vaghestelledellorsa mentre stava facendo una ricerca su internet su Madre Teresa di Calcutta si ritrovò per sbaglio su un sito porno. Da quel giorno è ancora lì piantato, e non ne ha mai voluto sapere di chiudere quel meraviglioso universo.

 

Perché i siti porno sono un posto meraviglioso. Un paradiso; dico davvero. Che poi forse è l’unico paradiso degno di tale nome. Il paradiso biblico non esiste, e mi pare scontato. Poi ci sono i paradisi fiscali, che saranno anche dei posti pieni zeppi di soldi, ma in quanto a figa beh, ho i miei dubbi.

 

I siti porno sono l’ultima frontiera dell’estetica contemporanea. Pubblicità di ingrandimento dei peni, luci e neon un po’ ovunque, colori sgargianti e inserzioni di giovani ragazze della tua città che ti supplicano di scoparle. Ragazze mai viste, ovvio, ma che bramano di conoscerti e di fare del sano sesso con te. Un paradiso, appunto.

 

In tanti anni di attività i siti porno ho imparato ad amarli anche per i loro piccoli nei. Se c’è una cosa che non sono mai riuscito a concepire è la presenza, in un mare di gnocca, di video sui trans e con i vecchi. Non ne faccio un discorso moralista o di orientamenti sessuali, ognuno ha i propri e poi chissenefrega. Ne faccio invece un discorso estetico: dai ragazzi, davvero, non si può! C’ho provato a vederli, ma la faccenda è insopportabile.

 

Ero così dentro al mondo dei siti porno che decisi persino di mandare una mail di protesta ai curatori del sito in cui gli dicevo che, nonostante stimassi moltissimo il loro lavoro e che la gratitudine nei loro confronti era per me altissima, dovevano rimuovere i video che avevano sui trans e sui vecchi. Ne andava del valore estetico del sito, e io ci tenevo a salvaguardare quel paradiso di perversione.

 

Mi rispose un tizio, un certo Steve, dicendomi che non era possibile, per tutta una serie di motivi che non sto qui a snocciolarvi. Ricordo che mi rispose in un inglese profondamente sgrammaticato. Non era un analfabeta, niente affatto. Anzi: nella mail si scusava per gli errori di ortografia presenti nel suo testo, facendomi presente che erano dovuti al malfunzionamento della tastiera. Mi disse che a causa del troppo sperma riversato sulla sua tastiera durante le sue numerosissime pippe, alcuni tasti si erano rotti. Lo sperma si era seccato, ed ora non era più possibile riparare la cosa, a meno di non comprarsi una tastiera nuova. Ma non poteva, aggiunse, perché non usciva mai di casa. Io ovviamente credetti alla sua scusa, perché anche a me capitava la stessa cosa. Fra segaioli certi problemi prima o poi capitano, e io ne sapevo qualcosa.

 

Quella fu la prima di una lunga serie di mail. Diventammo amici, sissignori. Condividevamo un sano e rigoglioso amore per la gnocca, esplicitandolo entrambi con la visione di centinaia di ore di porno in rete. Cacchio, che meravigliosa amicizia!

 

Ma Steve morì, di lì a pochi mesi. Per via di un calo vitaminico. Non usciva mai di casa, come detto. Ma era arrivato anche a non mangiare e bere, o a farlo pochissimo. Il mondo del porno on-line gli aveva succhiato completamente l’esistenza, compromettendogli la salute. Mi invitarono anche al suo funerale, tanto era profonda la nostra amicizia. Ma non potei andare, sebbene la cosa mi fece molto male. Il funerale era a Philadelphia, e io in quei tempi non potevo uscire di casa. Anch’io avevo la malattia di Steve: troppe pippe davanti ai siti porno stavano compromettendo irrimediabilmente il mio stato di salute, e non era il caso di avventurarmi in lunghi viaggi transoceanici.

 

A volte ci penso: mentre moriva, Steve mi ha fatto il suo ultimo regalo. Se così non fosse stato non avrei mai trovato il coraggio e la forza per uscire dal mio tunnel di pippe e gnocca. La sua morte mi servì da monito: “farò la stessa fine se non mi stacco da questi siti”, pensavo. E lo ringrazio ancora, ovunque lui sia. Amico Steve, mi hai salvato la vita. Oggi infatti, grazie a lui, sono uscito dal tunnel. Sono pulito, ora. Beh, quasi.


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